La Sublime Porta

"Signori e cavallier che ve adunati/ Per odir cose dilettose e nove,/ Stati attenti e quieti, ed ascoltati/ La bella istoria che 'l mio canto muove;"

Pazartesi, Temmuz 20, 2026

Ungern Kahn contro i piddini



            

Lorenzo Pacini (PD): "Combattere i fascisti col fucile" ||  Ungern Von Sternberg: "bastonare a   
                                                                                                 morte i bolscevichi con le canne di bambù"




1. LA PARTE APOLLINEA (le ragioni del mio odio per i rossi):

1.1 DA ROSSI A ROSA MA SONO SEMPRE BOLSCEVICHI


Il ciarpame umano più o meno intellettualizzato della sinistra, che immeritatamente occupa tutte le cattedre di virtù e pone le chiappe su praticamente tutti i posti della CULtura (parola che in questo caso deriva dalla lectio facilior di “deretano” e non dal latino “cultus”) ufficiale e mediatica (dalla fiera del libro all’accademia, dalla radio ai giornalacci) chiama “fascisti” tutti coloro che a qualunque titolo non si conformano totalmente alla narrazione progressista e femminista del cosiddetto “mainstream”.


E allora io ho tutto il diritto a chiamare loro semplicemente “bolscevichi”.

Anche se, infatti, non appena hanno ottenuto, da bravi boomer del cazzo, cattedre e dirigenze per meri meriti generazionali (ai loro tempi bastava uno straccio di laurea), hanno tradito la rivoluzione comunista per rifugiarsi fra le bianche braccia del capitale (di cui costituiscono oggi il principale megafono mediatico… si pensi alle varie campagne di marketing acrobalenate o ad iniziative come “black life matters” finanziate dalle multinazionali americane… e a tutto quanto è utile alle élite per instillare - con femminismo e antirazzismo - sensi di colpa nei popoli che, con la globalizzazione, la finanziarizzazione e l’immigrazione, vengono defraudati dei loro diritti, delle loro identità etniche e linguistiche, della loro storia e assieme del loro futuro), la loro natura “rossa” non è cambiata (al massimo sia è sbiancata un po’ in rosa).


Di Marx hanno buttato la parte originale ed in qualche modo “scientifica” (l’analisi del capitalismo e delle strutture economiche) e comunque in parte pure condivisibile (anche se da diversa prospettiva) per tenere la fuffa tardo-ottocentesca del positivismo più idiota (quello della linearità del tempo e delle “magnifiche sorti e progressive”), della fenomenologia dello spirito hegeliana, della dialettica servo-padrone, della “morale degli schiavi” del cristianesimo originario tornato odio dell’impotenza, reso laico, fatto politica (ovvero “rivoluzione” aka rivolta degli schiavi), e tornando, per dirla con Nietzsche, mero “resseintment” (nato da quei popoli che, incapaci di generare verso l’alto, inadatti a pro-gettarsi nella storia, inadeguati, con la loro morale egalitaria e la loro concezione anti-naturale di uomo turato fuori dalla sabbia una volta per tutte da un dio fuori dal mondo rispetto a cui il mondo sarebbe cenere e senza cui nulla avrebbe significato, hanno usato duemila anni fa la morale come vendetta verso i grandi popoli indoeuropei fondatori di città e civiltà, capaci invece di vincere la rivoluzione neolitica, di concepire lo splendido edificio della civiltà ellenica e di costruire la millenaria grandezza dell’Imperium Romanum, di ideare nell’arte come nella religione, nella politica come nella storia, nel pensiero come nella società opere tali da non essere raggiunte dai contemporanei né superate dai posteri, di compiere imprese per grandezza, potenza e durata degne degli dèi e permeate da quell’etica solare ente virile ed aristocraticamente guerriera di cui noi oggi possiamo ancora leggere nell’Iliade e nell’Eneide, ma anche nei poemi persiani, nell’Edda, nel Beowulf… e non certo nella Bibbia  dei “tu devi da schiavo” o nel Capitale de “l’uomo è ciò che mangia”).


Dei bolscevichi (così come dei primi cristiani e degli ebrei) hanno infatti tutto l’odio per ciò che sta in alto, che è nobile, che è forte, verticale, virile e palpitante di vita. Per tutto ciò che è vita ascendente e quindi spirito. Bellezza e quindi sacro.


1.2 LE LORO MENZOGNE PASSATE PER "MORALE"


La loro concezione della storia è identica a quella che per i cristiani è la catena caduta dall’eden-dannazione-redenzione: un peccato originale. La società matriarcale senza classi era per loro il paradiso terrestre, da cui siamo “caduti” nel “peccato” della storia per la “violenza” e la “superbia” di chi ha disobbedito a dio (o alla donna o al destino dell’uomo come specie). Per loro la storia (con il suo portato di guerre, divisioni, differenziazioni dell’umano primordiale in identità di sangue e spirito propriamente storiche) è un fatto negativo  (l’oppressione dell’uomo sull’uomo o dell’uomo sulla donna), un crimine contro dio (o l’umanità) come per i predicatori di 2000 anni fa. E la lotta di classe o il femminismo sono per loro la redenzione che farà tornare allo stato originario (anche se ovviamente in versione “hi-tech”, non rinunciando a quanto intanto noi “cattivi” abbiamo ideato).


Come i cristiani hanno inventato un al di là per meglio calunniare l’al di qua, così i progressisti postulano una società futura “perfetta” di “uguali”, senza “oppressi e oppressori” per poter dire male delle identità di sangue spirito propriamente storiche (famiglia, casta, razza, popolo) e delle società storiche (generate dai nostri avi con coraggio e guerra, lavoro e genio) a cui pure appartengono e che però relegano a “relitto del passato”, o a “divisioni da superare”, arrivando pure a scusarsi per tutto quanto di grande è stato fatto  da esse in più e al di sopra del resto dell’umanità (conquiste, imperi, scoperte geografiche o scientifiche).


Non capiscono che se non ci fossero state quelle “oppressioni” ai danni dei popoli pre-indoeuropei, preistorici (ed io direi pure pre-umani), tutta l’umanità sarebbe ancora prigioniera della specie (ossia indistinguibile da un punto all’altro del mondo come lo sono le specie animali, le cui società sono ciascuna organizzata allo stesso modo e ripetuta indefinitamente), incapace di differenziarsi in diversi popoli e civiltà in evoluzione (come invece proprio dell’umanità storica), oppressa dalla grande madre intesa come matrice cosmica da cui ogni individuo dirama e a cui ogni individuo ritorna dopo un’esistenza effimera, incapace di concepire il nobile, il grande, l’eroico, le stesse dinastie, gli stessi imperi, la stessa arte, e in genere tutto ciò che sfida il tempo e va al di là dell’individuo effimero.


Chi reclama per donne e diversamente europei pari “rappresentazione nella politica, nella scienza e nelle leggi, non pone mente al fatto che senza chi loro chiamano “oppressore” (ossia il “maschio bianco occidentale”) e con un’umanità ancora allo “stato di natura” edenico (o presunto tale) non si conoscerebbe né le poleis, né la scienza né il diritto, ma solo il vivere nella foresta, il vedere come magia tutti i fenomeni naturali (ivi compresa la nascita… da cui la stolida venerazione per la donna-madre) ed il sottomettersi appunto (come in effetti ancora adesso fanno) all’arbitrio ed al capriccio delle donne matriarche.


Come gli ebrei della bibbia hanno inventato un dio fuori dal mondo per far apparire “cattivi” i popoli che nel mondo hanno saputo costruire le loro identità (“delitto” per chi crede in un concetto di uomo dato una volta per tutte da un dio desertico e, come nella Bibbia, considera peccato il voler “farsi un nome”) e la loro grandezza (la Grecia Omerica, la Roma Repubblicana, l’India Vedica, la Persia Iranica e successivamente anche la Germania Sacra e Imperiale e la Russia zarista) così gli egalitari inventano la morale politicamente corretta e la cancel culture per fare di ogni valore un disvalore, di ogni verità una menzogna.



1.3 IL MONDO CAPOVOLTO


Nel loro mondo capovolto il merito è divenuto una colpa. Per questo i popoli Europei che hanno letteralmente ideato, costruito e reso bella e funzionale, in millenni di lotte e invenzioni, la civiltà stessa in cui viviamo sono i più “colpevoli” (tanto da meritare l’estinzione… oggi già avviata tramite femminismo e immigrazione che causano denatalità e annacquamento etnico e culturale). E per questo persino l’eccellere personalmente nelle materie scientifiche viene visto come “privilegio da cancellare” o “colpa da espiare” sia dai cialtroni sessantottini alla Don Milani (sacerdote di origine ebraico tedesca che teorizzava, in un’Italia dove gli uomini di buona volontà stavano costruendo l’unica cosa buona del mondo moderno, ossia la scuola selettiva e meritocratica per tutti o quasi, i primi della classe essere tali solo perché “borghesi” più ricchi degli altri… cosa peraltro smentibile guardando alla realtà di provincia dove raramente il figlio dell’industriale era la pole position dello studio… mentre lo era spesso il figlio del proletario divenuto piccolo imprenditore che voleva fare carriera…) sia dalle banditrici di menzogna femministe (come quelle degli “studi di genere” secondo cui la minore presenza di donne nelle stem - in un mondo dove le donne stesse detengono il pressoché totale monopolio dell’istruzione obbligatoria - sarebbe figlia di fantomatiche discriminazioni indirette - soffitti di vetro e altre amenità alla faccia del “complottismo” - o di ancora più incredibili “stereotipi” di genere risalenti ai giochi dell’infanzia, quando è evidente a tutti come la scelta venga presa al liceo, in un momento dove pesano molto di più il privilegio femminile di essere amorosamente mirate, subitaneamente apprezzate e socialmente accettate di per sé, per il fatto di essere “delle fighe”, per la bellezza anche se questa è solo mediocre e il dovere maschile di eccellere pena essere sessualmente negletti anche se carini e simpatici).



1.4 NEMICI DELLA BELLEZZA


Anche se hanno fatto il liceo classico, la cultura della Grecia e di Roma (così come il miracolo latino del rinascimento) non ha permeato i loro giudizi di valore. Anziché fare paralleli con Plutarco, guardano alla politica ed alla storia con le categoria democratiche e plebee di un Barbero. Anziché rimanere ammirati dalle imprese di Alessandro o di Cesare, si chiedono col Manzoni quale sia stato il contributo dei cuochi e degli umili (come se la storia fosse una gara di cucina). Anziché guardare alla grandiosità di un’opera d’arte o di politica si chiedono come un Calogero Fedara qualunque nella casa dei Salina quanto oro sia costata.

La Bellezza di un verso di Petrarca li lascia asettici, così come la delicatezza di un Madrigale del Tasso o la musicalità di un verso del D’Annunzio. Ed è già molto se con le femministe non bollino tutto come “riduzione ad oggetto della figura della donna”. Persino il Dante della Vita Nova, della Commedia o del De Monarchia non è per loro modello per una elevazione spirituale del sentimento amoroso (per una laude della donna che non abbia nulla a che fare col femminismo e per una elevazione di sé che vada al di là dal carrierismo e della ricerca di lode in pubblico e di figa in privato), o per una concezione della politica che guardi all’ordine cosmico, a Dio, al sacro, all’augusto impero…

E non parliamo della teologia platonica del Ficino, del “de libero arbitrio” del Valla (a cui preferiscono le elucubrazioni contrarie del figlio del rabbino di Treviri) e della poliedrica figura del cardinal Bembo. Ossia le “tre corone” dell’umanesimo (senza essere stato in familiarità dei quali il dire di aver studiato una materia umanistica perde di senso).


Del cattolicesimo romano vedono solo le recenti derive “sociali” e socialisteggianti post Vaticano II e si perdono tutto quanto, da Costantino in poi, era stato fatto per rendere il cristianesimo (nella sia versione cattolica) adeguato ad essere la religione di popoli nati a costruire imperi, ideare bellezza, generare arte, guerra e filosofia. San Tommaso viene da loro derubricato a “non poesia enciclopedica” e piuttosto seguito i preti pro-migranti.


Aver potuto guardare alla bello, al sacro e al nobile e non averlo visto è la prova ultima del loro essere nati non per studiare e tantomeno per governare stati o accademie ma solo per zappare (e semplicemente per essere bastonati e frustati).



1.5 TRE VOLTE TRADITORI


Che siano traditori della propria patria oltre che della propria stirpe e del proprio genere è testimoniato anche dalla facilità con cui accettano, da docenti universitari, di sostituire nell’insegnamento la lingua di Dante con un idioma barbarico ed infinitamente meno ricco e poetico come l’inglese (la lingua del nemico politico e ideologico dell’ultima guerra mondiale e del nemico attuale femminista e globalista, peraltro). Accettare ciò senza fiatare solo per adempiere a qualche requisito di internazionalizzazione dimostra la loro totale estraneità all’amore per la propria cultura, che nella lingua ha le parole per dirsi e per la bellezza in generale, che nella lingua romanza ha la sua massima espressione (per la rotondità delle vocali e la possibilità di avere rime e metriche perfette come nel sonetto, per il periodare ampio ed armonioso simile all’eloqui latino e per la polisemia delle parole specie quelle derivanti dal greco… e potrei continuare). Si mettono la lingua fra i denti per apparire inglesi e fanno solo la figura dei servi, buttando via la fortuna di essere nati italiani (quindi figli linguistici della Grecia e di Roma) e il bello di essere docenti (che è fare lezione diffondendo, assieme al significato delle materie, anche il significante della lingue e degli esempi che si possono fare pescando dal comune retroterra culturale del liceo…che bello sentire citare Dante del professore di Analisi per chiedere se abbiamo capito perché "non fa scienza sanza lo ritener aver inteso” o sentirsi raccontare la storia di come Fresnel si reinventò le onde durante i cento giorni di Napoleone quando era agli arresti domiciliari per il suo essere “antigiacobino").



1.6 I LORO DANNI COLLATERALI PERSINO NELLA SCIENZA


Riescono a fare danni pure da docenti di materie teoricamente neutre in quanto scientifico-ingegneristiche.

La loro mancanza di verticalità ha prodotto su larga scala la distruzione persino della catena logico-causale che faceva stare in piedi i programmi di studi. In nome di idee moderne come “essere appealing” e “privilegiare le soft skills” tolgono pezzi interi di argomenti di fisica, matematica o chimica, mescolano le materie per soddisfare criteri di “marketing” e fanno mancare ai vari corsi quella consequenzialità necessaria causa-effetto senza cui nessuna materia scientifica è più tale. Come si può parlare di filtri e circuiti elettrici senza avere studiato l’elettrotecnica e il modello a costanti concentrate? E come si può parlare di ciò senza aver in mente l’elettromagnetismo e le sue leggi, che derivano dalla fisica generale?

Come si può parlare di telecomunicazioni senza aver studiato ancor una volta l’elettromagnetismo e le equazioni i maxwell che sono il fondamento di ogni propagazione? E come si può palare di ciò senza ancora una volta avere in mano la fisica e la matematica a livello non superficiale?


Ma visto che per i moderni e i progressisti la quantità reale sempre sulla qualità (come direbbe Evola), pur di avere più studenti (o meglio gli studenti di prima pur con il calo demografico) si rinuncia a costruire un percorso di studio solido anche solo da un punto di vista logico-causale per avere esami più facili ed aule con più ragazze e più gente “sveglia” che poi andrà a fare marketing o pensiero creativo…


Come se, appunto, non esistesse la cosa in sè, non esistesse l’episteme, non esistesse la verità scientifica al di sopra e al di là dei vari saperi particolari dei sofisti delle aziende e degli esperti del marketing.

Il nichilismo che la pretesa di porre di fuori dal mondo e di ridurre il mondo a cenare (senza lui) aveva lasciato come premessa al primo cristianesimo riemerge ora che esso è divenuto politica, costume e legge. Nichilismo scientifico lo chiamo. Il suo simbolo è l’h-index (come se il valore di una pubblicazione fosse dato da quanto la gente la cita per dire altre e non dalla verità in sè di quanto lì dimostrato).


1.7 I MOTIVI MATERIALI ED ATTUALI PER BASTONARLI


Per questo li odierei comunque, già per questi motivi spirituali ed eterni, anche se mancassero i motivi materiali e attuali.

Anche se non avessero preso la fabbrica al mio bisnonno prussiano-polacco facendolo morire di crepacuore (e condannando la sua progenie, ossia me, a lavorare come un plebei qualunque anziché avere tutto il tempo e il denaro a disposizione per produrre arte e scienza, o semplicemente per fare della mia stessa vita un’opera d’arte), anche se non avessero provocato la crisi finanziaria del 2008 (con il suo seguito di “austerity” europea e montiana che ha impoverito l’attività immobiliare di mio padre, che mia madre aveva scelto per darmi un futuro agiato), anche se non sostenessero la tirannide finanziaria e la propaganda mediatica femminista che distruggono vita, psiche e futuro di intere generazioni di giovani maschi…

Anche se non avessero tentato di farmi fuori per la mia avversione ai dogmi di femminismo e progressismo…


E visto che ora parlano apertamente di farmi fuori in senso fisico e non più solo sociale, allora rispondo per le rime.


2. LA PARTE DIONISIACA (come uccidere i bolscevichi senza bisogno di fucili

2.1 "Scusi, lei è fascista?"


Quando mi chiedono se sono fascista, rispondo sempre col sorriso alla Jack Nicholson e la premessa che la domanda è mal posta. “la domanda vera non se io si abbastanza cattivo fra virgolette da essere fascista, ma se il fascismo è abbastanza per contenere il radicalismo aristocratico di stampo nietzscheano che mi anima”.


Non ho mai avuto bisogno di meditare su giustizia e ingiustizia. Perché per me giusto è sempre stato che io, il cocco della mamma, il principino, il primo della classe, fossi sopra, con tutti i giochi, i soldi e le armi, e loro, gli altri, i figli degli operai e dei comunisti, i somari, sotto. E ingiustizia che chi non aveva classe, gusto, capacità di studio, doti innate di apprezzamento per il romanzo, la letteratura, la poesia, potesse avere le stesse cose.


O sulla lotta di classe. Quale lotta? Quella che aveva preso la fabbrica al bisnonno e voleva tassare quella di papà? Per permettere agli altri di avere quanto spetta solo a quelli come me?


Nè su totalitarismo e rivoluzioni fra otto e novecento. Perché il mondo giusto e bello è solo quello dove chi sa apprezzare o creare la bellezza e l’arte (e cioè mai la plebe, mai gli ultimi, mai chi crede nel socialismo) può farlo senza le difficoltà a cui devono invece sottostare gli altri. 


2.2 "Me lo dice la mamma"


Prima di Nietzsche, non c’era mai stata alcuna elaborazione di questo. Solo idee senza parole che la mamma mi ha trasmesso.


I miei giudizi di valore erano sempre stati dentro di me ed ora avevano una voce. Tedesca, ma che parlava male del popolo tedesco. Noi, i nobili, i forti e i buoni. Loro i plebei, i malriusciti (perché mia madre è sempre stata spietata con chi è brutto/a, specie le altre donne, specie se comuniste, “guarda quella come brutta… che brutte mogli di operai…”), i deboli che solo per cattiveria e sovversione sono riusciti a prevalere per ora, ma che dobbiamo attaccare, distruggere e ricacciare nell’inferno a cui appartengono.


Nonostante quello che lo Zar aveva fatto alla famiglia dell’altro bisnonno, la Russia Bianca era sempre tenuta in discreta considerazione, in quanto nemica e vittima di quella rossa. “Russi adesso sono popolo bruto perché comunisti hanno ucciso tutta aristocrazia”. Con toni che ricordavano chiaramente quelli con cui Hitler giustificava l’operazione Barbarossa (non avendo più la nobiltà di origine tedesca a guidarla, la Russia era da lui considerata un legittima preda bellica per la Germania, da cancellare come stato). E del resto, nonostante i morti dei lager, l’occupazione di Varsavia e gli eccidi per strada, i tedeschi sono sempre stati visti comunque meglio dei russi che hanno confiscato la fabbrica. Ed il motivo è presto detto con Machiavelli: “l’uomo dimentica prima uno padre o uno fratello ammazzato che uno podere confiscato, perché sa che per lo rivolgimento degli ordini non potrà avere indietro lo padre o lo fratello, ma e’ potrà ben riavere il podere!”

Purtroppo ciò non è avvenuto nel mio caso. Ma questo ha comunque sempre risolto in me l’equazione “comunismo=nazismo” nel senso opposto da quello voluto da Barbero. Per me una vittoria tedesca è sempre stata inconsciamente preferibile a quella sovietica. Già da molto prima che studiassi storia militare o fascismo. Se non altro per il gusto di vedere distrutti e sterminati i rossi. La falce e martello sono sempre state viste da me come insegne di Satana.



2.3 Olio di ricino no grazie. Gli stronzi comunisti nella merda ci devono morire.


E allora è ovvio che io, come modello politico-militare, abbia non tanto il maestro di Predappio, le cui origine socialiste me lo hanno sempre reso sospetto, ma il Barone Ungern Von Sternberg, detto il “dio della guerra”.

Il generale bianco che, durante la guerra civile russa, costituì una sorta di stato autonomo mongolo vivendo fra i Tartari come un Gengis Khan redivivo. Indipendente sia dagli altri generali della Russia bianca sia ovviamente dalla Russia sovietica, di cui attaccava i convogli transiberiani con pari ferocia con azioni leggendarie (i suoi soldati parevano diavoli che comparivano all’improvviso fra sentinelle addormentate e subito sgozzate).


Quello che, secondo la leggenda, appendeva i prigionieri come salami per i polsi stretti con lacci imbevuti di sterco di cavallo. Col peso del corpo il laccio stringeva e lacerava la carne. Con lo sterco la ferita si infettava. E i batteri mangiavano pezzo a pezzo il polso fino a quando questo si staccava e provocava la morte per dissanguamento.


Così gli “stronzi comunisti” venivano letteralmente uccisi da e nella merda.


Quando la nobiltà viene uccisa, la bellezza negata, il mondo rovesciato, anche l’animo buono e nobile si tramuta nell’opposto. Nel feroce condottiero mongolo la cui essenza demoniaca è una sorta di punizione infernale e divina assieme per i sovversivi.

Nella mia fervida fantasia di fanciullo non mi sono mai accontentato di uccidere i rossi come avrebbero fatto i tedeschi in maniera asettica, con il lager, la camera a gas, la mitragliata nel muro o il colpo di Luger nella nuca. No, io ho sempre voluto lo spettacolo. Sono sadico? Forse. 


Ma di fronte alla peste rossa che ha riempito i fiumi della Siberia dei cadaveri uccisi in serie dalla Ceka con un colpo alla nuca nessun De Sade è abbastanza. Anche Ferdinand Ossendowski, autore di “Bestie, uomini e dei”, libro dove, nel suo lungo viaggio per scappare dai rossi attraversa tutta la Siberia fino alla Mongolia ed al Tibet arrivando alle colonie inglesi dell’India, racconta di aver incontrato “Ungern Kahn”, era polacco.


A me non ha mai fatto effetto la retorica provinciale contro la “violenza fascista” (o “reazionaria”). Sapendo che, in Italia come in Russia, i primi ad usare la violenza e il sopruso sono stato i rossi, la reazione mi è sempre parsa legittima. E mi fanno ridere manganello ed olio di ricino, che mi paiono metodi da burloni toscani degni compari del Conte. A me piace il bastone di bambù con cui il Barone faceva percuotere a morte i prigionieri comunisti fra le urla dei suoi cosacchi e dei suoi tartari. 



2.4 Il manganello è per gli scherzi da ragazzi. I veri uomini usano la canna di un giovane bambù


Il bastone di bambù (canna giovane, dura e pesante ma flessibile) si abbatteva con un sibilo secco, ritmico, implacabile. Ad ogni colpo la carne si apriva come un frutto maturo sotto la lama, prima in strisce rosse, poi in solchi profondi che denudavano il muscolo. Il prigioniero, legato al palo, urlava ancora dopo il centesimo colpo, ma la voce si era già fatta rauca, gorgogliante di sangue. Le costole si incrinavano con schiocchi sordi, i reni si spappolavano sotto la pelle tumefatta, e il corpo, ridotto a una maschera di sangue e terra, cominciava a tremare in preda a convulsioni sempre più deboli. Il bolscevico, quello che credeva di portare al trionfo la bandiera rossa, il sostenitore di Marx, il sostenuto dall’intellighenzia ebraica allora e da chi ancora oggi parla di materialismo storico ed emancipazione, pensando di poter censurare me, moriva così, non per un colpo solo, ma per la lenta disintegrazione: dissanguato, avvelenato dai tessuti distrutti, soffocato dal proprio stesso dolore che gli risaliva in gola come vomito nero. Alla fine restava solo un sacco di carne straziata che ancora, per qualche minuto, si contraeva sotto le mosche.


Penso che sarei capace di farlo anche io, se mi capitasse fra le mani uno dei miei censori, anche senza prendere una seconda laurea. Mi basterebbero solo uno o due cosacchi a legarmelo bene. E tutti gli altri a guardare.


Perché? Perché, come un Quasimodo qualunque nato deforme vuole deformare la bellezza, negare l’arte, distruggere la civiltà. Perché vorrebbe che lo valutassi per essere umano quando, avendo insultato quanto nell’uomo vi è di più elevato (lo studio, la civiltà classica, il sacro e il romano), è solo sterco. Perché crede che l’uomo sia ciò che mangia e non potendo capire lo spirito allo spirito più elevato ha mosso guerra. Perché vorrebbe anche che, come fossi un plebeo suo pari, subissi l’iniquità del femminismo e del globalismo in silenzio. La serie B della società senza fiatare. E perché senza i rossi io, magari con diverso padre e forse anche nonno, sarei nato ricco, bello e quasi nobile. Sarei stato un vero principe. Avrei avuto i mezzi materiali e di status per circondarmi delle donne più belle. Per correre in macchina. Per far corrispondere al mio gusto estetico e letterario una vita naturalmente corrispondente. Senza bisogno di strani giri di carriera, di attese, di precariato, di soft skills, di medicina o di ingegneria. Che magari avrei fatto solo per hobby. E invece è arrivata la sovversione. 

Posso non odiarla? Posso non vendicarmi? Posso non avere nell’uccisione del nemico quello spettacolo magnifico che non ho nella vita ordinaria? 

Ecco che quindi la pietà cristiana è un ostacolo. Anche il Barone l’ha rimossa convertendosi alla religione tartara.


Aggiungici che gli eredi dei rossi siano oggi i progressisti “rosa” che de facto mi negano la figa sostenendo il femminismo, che mi hanno impoverito anche rispetto alla condizione piccolo borghese di papà con globalizzazione ed austerity UE, che vorrebbero mettermi il bavaglio sul web o farmi perdere il posto all’università per le mie idee. E capisci come io, per quanto apparentemente pacifico, desideri di essere il dio della guerra. 

Senza più paura né pietà. Ne per me né per gli altri. 

L’anima? Quale anima? I rossi non ne hanno, perché sono coloro che negano tutto ciò che è sacro ed ha valore per lo spirito. E quindi stiano da morti nella merda di cavallo. Rimpiangendo le confortevoli morti di Dachau.


Tutte le mie contraddizioni in fondo potrebbero riunirsi proprio nell’azione risolutiva di una guerra controrivoluzionaria che faccia rimpiangere ai rossi il nazifascismo.




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Yorum Gönder

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