La Sublime Porta

"Signori e cavallier che ve adunati/ Per odir cose dilettose e nove,/ Stati attenti e quieti, ed ascoltati/ La bella istoria che 'l mio canto muove;"

Pazar, Ekim 29, 2006

...SEGUE
CRITICA LETTERARIA AL CICLO RUSSO - PARTE II













SUI CONTENUTI COMUNI AI DUE RACCONTI

Queste verità sono celate non solo dalle parole della cattiva letteratura romantica, ma, ai nostri tempi, dal falso mito del femminismo, che lascia intendere come ad un maggior grado di emancipazione per le donne si accompagnerebbe una maggior facilità per gli uomini a trovare donne belle e disponibili, basandosi sulla supposizione secondo cui le donne sarebbero pari agli uomini anche in ambito sessuale, e cercando di convincere il mondo che i differenti comportamenti (nei fatti) rispetto agli uomini siano dettati da retaggi culturali, imposizioni o convenzioni sociali o addirittura da mancanza di alternative.
Questa concezione pretende che le donne esse abbiano gli stessi desideri sessuali, la stessa pulsione verso la bellezza carnale e ideale e gli stessi comportamenti bramosi e poligami tipicamente virili, quando nella realtà effettuale ciò sarebbe invece tanto innaturale quanto, per un uomo, partorire.
Ciò inganna fortemente gli uomini più stolti (ossia i 5/6 del genere, come direbbe Schopenhauer) i quali si illudono che una donna libera sarebbe tanto sessualmente disinibita da concedersi a chi le va ogni sera (e soprattutto che ella desideri davvero ciò), attribuendo il non verificarsi di questo fatto al persistere di "cattivi pre-giudizi" sociali contro le donne che si concedono facilmente e liberamente.
Tale credenza è alimentata da alcune donne le quali, per apparire “emancipate”, fingono per l'uomo, ed in particolare per il corpo muscoloso maschile, un desiderio che non hanno, ossia che avrebbero anche tutto il diritto ad avere ed esprimere, ma che rimane inesorabilmente artefatto.
Se ciò fosse vero non vi sarebbe bisogno per gli uomini di pagare o di faticare tanto a conquistare, o pagherebbero o faticherebbero parimenti le donne. Visto che invece tanto il mercato quanto il corteggiamento funzionano a senso unico si deve dedurre che si tratta di una messa in scena di talune moderne donzelle per non “apparire da meno” dei loro coetanei maschi, per “essere al passo coi tempi”, ma senza un profondo valore istintuale e naturale.
Non è raro trovare fanciulle le quali, quando sanno d'esser udite da orecchie maschili, si scambiano apprezzamenti su giovani maschi dal fisico prestante o su possibili divertimenti serali.

Da un punto di vista meramente estetico, intellettivo o anche "ludico" come nell'esempio, è assolutamente giusto esporre con egual misura le bellezze corporali maschili e femminili.
Da un punto di vista erotico-sessuale è totalmente differente. Il corpo maschile non suscita nella donna (lo suscita forse in un altro uomo, se la sua parte omosessuale è sviluppata) lo stesso profondo, vero, cupido e creativo desiderio che quello femminile fa sorgere in petto all'uomo, fatalmente attratto dalla claritade angelica del viso, dalla figura alta, dalle chiome fluenti e lunghe, dalle linee scolpite delle membra, dalle forme dei seni rotonde, dallo slancio statuario della persona, dalla piattezza d'un ventre perfetto, dalla liscia pelle e levigata, dalle fattezze tutte d''un corpo dea, e dall'altre grazie che, come diceva Dante, "è bello tacere".
E' infatti evidente che, mentre un uomo mira alla bellezza, una donna ama altre virtù, quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l'abilità di perdere la donna negli imperi occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all'eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con l'uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza.
Di qui il primo lato della disparità.

Per gli stessi motivi, però, una donna non bella, reale o virtuale che sia, avrà, come disse Madonna Chiara in uno dei suoi primi 3d sull'immondo forum, tanto poco seguito quanto ne avrebbe un uomo brutto, stolto, povero e senza cultura, a dispetto di ogni sentimento e di ogni ulteriore qualità personale. Al contrario, un uomo, mostrandosi virtuoso, o comunque capace di imporsi in qualche modo nel mondo (se nel mondo eroico ed omerico la gloria era conseguita mostrando la propria virtù sul campo di battaglia, in un mondo capitalista come quello moderno la stessa stima è raggiunta con la capacità di produrre ricchezza ) potrà sopperire a carenze fisico-estetiche, se, come cavaliere, può dimostrare quando vale. Egli, dalla pubertà alla vecchiaia, non farà altro che cercare di trarre piacere dalla vastità multiforme dell'universo femmineo, nella misura in cui le sue possibilità glie ne daranno modo.
Di qui l'altro lato della stessa disparità.

Come scrive Nietzsche nella "Gaia Scienza":

"nonostante tutte le concessioni che sono disposto a fare al pregiudizio monogamico, non potrò tuttavia ammettere mai che si parli di uguali diritti nell'amore per l'uomo e per la donna: infatti non ce ne sono. Il fatto è che l'uomo e la donna intendono per amore ognuno qualcosa di diverso e in ambedue i sessi appartiene alle condizioni dell'amore il fatto che un sesso non presuppone nell'altro lo stesso sentimento, lo stesso concetto di amore.
[...] io penso che non si potrà superare questo contrasto di natura mediante nessun contratto sociale, neppure con la migliore volontà possibile di giustizia: benché possa essere auspicabile che quanto v'è di crudo, di terribile, d'enigmatico, di immorale in questo antagonismo non ci venga posto costantemente dinanzi agli occhi. L'amore infatti, pensato come cosa totale, grande, piena, è natura, e in quanto natura qualcosa di immorale per tutta l'eternità."

Mentre una giovane donna è apprezzata e disiata, come Beatrice, al primo sguardo ("benigna sen va sentendosi laudare") un giovinotto ha necessità di una "occasione" per dare sfoggio di quelle virtù che potrebbero renderlo gradito agli occhi dell'amata.
Questo fa sì che vi sia una chiara disparità nel rapporto. Tale disparità è il vero motivo della ricerca di sacerdotesse di Venere da parte degli uomini gaudenti.
E' anche il motivo per cui, in assenza di cacciatori, i clienti sono gazzelle e le escort leoni. Ed è ridicolo come gli uomini "denim" del forum lo neghino.
E' ridicolo soprattutto che, solo per rendere omaggio ad un pensiero sessuofobo contrario al desiderio di natura, neghino di bramare il congiungimento carnale con l'idea di bellezza attraverso la varietà delle creature viventi.

Un fanciullo brama la donzella avvenente così come un fiore sboccia, un usignolo canta, un prato fiorisce, una cascata irrompe, e quando il suo desire si volge in attività d’intelletto allora i versi e le rime scorrono con quella medesima magia propria dei prodigi di natura, come l’avvento della Primavera o il riflesso sull’onda lucente di quella conchiglia d’argento che chiamiamo Luna.

Con le escort è possibile essere (o, meglio, credere di essere) gli unici arbitri del proprio appagamento sessuale e, a prezzo di moneta, far ricadere il piacere dei sensi nel campo della certezza (o comunque del ragionevolmente probabile). Non vi è nulla di male in questo, come invece sostengono i preti, i quali in ogni tempo hanno limitato la libertà personale attraverso l'imposizione dei sensi di colpa e ora tremano per il fatto che le azioni della nostra vita (un tempo subdolamente controllata) e soprattutto le valutazioni di essa, siano nelle nostre mani.

Un uomo che vede la bella dama, e tosto la brama con tutto il sue essere, è pervaso da quello stesso fremito che mosse Jacopo da Lentini, notaio del Grande Federico II di Svevia, a inventare il metro perfetto del sonetto per celebrare la sua divina bellezza, è inondato da quello stesso languore che rende sublimi e inimitabili le Rime del Tasso, è permeato di quello stesso desire che spinse Catullo a comporre i carmi immortali di Lesbia, è invaso da quello stesso ardore che generò le novelle Rinascimentali e le rime petrarchiste di schiere di dotti dalle raffinate squisitezze intellettuali.

Raramente una donna desidera un uomo per la bellezza e se ne invaghisce al primo sguardo, più facilmente ella vuole prima sondarne il valore per ammirarvi altre virtù, quali la bravura nel creare sogni e illusioni, nel far vivere all'amata "la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude", e non ultime la cultura e l'eloquenza, tutte virtù che si esplicano primieramente attraverso la capacità e l'ordine del dire, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana.
Per questo ogni uomo d'animo nobile è portato ad essere poeta o scrittore e ogni poeta e scrittore brama eternare la donna in prosa o in rima nella perfezione dell'opera d'arte.
Proprio il naturale desiderio dell’uomo nei confronti del corpo della donna ha creato l’arte, mentre il gusto delle donne boccaccesche l’ha affinata e consegnata alla Storia.
"Chi è questa che vien c'ogn'om la mira/ che fa tremar di chiaritate l'aere/ e mena seco amor sì che parlare/ null'omo pote ma ciascun sospira" esclama, con Guido Cavalcanti, chi vede la bella signorina.
Il privilegio "stilnovista" di essere amate dall'anima nel momento stesso in cui si rendono visibili dovrebbe far capire alle ragazze come il naturale disio dell’uomo per il corpo della donna sia da sempre il motore della Vera arte.

E INVECE SI DICE CHE TUTTO DIPENDE DA CAUSE "SOCIOCULTURALI"

Gli uomini come duval (e le donne non belle o invidiose, come manuela75) si convincono così che ad esempio nessuna donna si concederebbe per interesse (nella prostituzione o nel fidanzamento più o meno ufficiale) se fosse davvero libera di farlo senza, che nessuna donna userebbe il sesso come mezzo o porterebbe alle estreme conseguenze il privilegio di natura d'esseri desiderata al primo sguardo se avesse altre possibilità per affermarsi e ottenere o altre doti per farsi apprezzare, che nessuna donna porrebbe tanta cura alla propria bellezza se non fosse a ciò spinta dai modelli della televisione o da un'imposizione culturale o se avesse altri modi per essere ammirata e stimata, che in un mondo libero da pregiudizi sessisti le donne gradirebbero spettacoli di spogliarelli come gli uomini o cercherebbero al pari degli uomini il libero divertimento sessuale ed altre amenità del genere.

IN REALTA' E' TUTTO NATURA

Essere belle è per le donne altrettanto naturale quanto è per gli uomini disiare la bellezza. Sono le società talebane che proibiscono questo con motivi religioso-morali al fine(pratico) di controllare la società guidando gli individui fin nel profondo delle pulsioni e dei desideri. Un mondo libero non può dannare i desideri di natura, né i modi che uomini e donne scelgono per appagarli (o per trarre dall'appagamento di altri in essi un vantaggio individuale, come nella prostituzione libera).
La teoria femminista portata avanti da gente come manuela75 (e creduta, perché tutto sommato comoda per chi vuol sentirsi in posizione di forza, da uomini retrò come duval) riprende per motivi opposti ma uguali lo stesso principio delle teorie talebane (come del resto le crociate contro la prostituzione e la pornografia, entrambe invece, quando non imposte d'altrui, libere espressioni della sessualità individuale e collettiva). E' strano che ciò venga proposto da una donna nello stesso momento in cui altre donne, in fuga da società talebane e sessuofobiche, cercano di raggiungere, a rischio della loro stessa vita, lo stile di vita e di parvenza che tu critichi e vedono nel vestire occidentale e nel modo di farsi belle delle donne libere un simbolo ed una speranza di emancipazione.

E' naturale il desiderio che muove il maschio verso la bellezza corporale della donna, la claritade del suo viso, le sue chiome fluenti, le divine lunghezze delle membra, le rotondità del petto, lo slancio statuario del corpo, le grazie tutte della sua angelica figura, alta, e cara allo sguardo suspiciente, e della pelle liscia e levigata, soave al tatto, è altrettanto naturale il disio della femmina di corrispondere a tale ideale estetico e d'esser così da tutti rimirata, apprezzata, bramata e idolatrata al primo sguardo.

E' immediatamente conseguente ad ogni animo razionale come sia "normale" per le donne sfruttare tale desiderio per fini materiali o sentimentali, ove il verbo sfruttare non deve assumere NECESSARIAMENTE la valenza negativa di approfittare indebitamente, ma quella semplicemente di "mettere a frutto" per legittimi scopi individuali, quali possono essere quelli economici (quando ciò avviene senza inganno né costrizione, come nell'escortaggio indipendente, non contiene in sé nulla di male: diverso il caso in cui vi siano la costrizione verso di sé, come nella prostituzione coatta, oppure l'inganno nei confronti del prossimo, come in certe "donne oneste" da matrimonio o altra unione, o da ricatto sentimentale o legale + o meno occasionale: finché tutto avviene invece con chiarezza e consensualità da ambo le parti, la donna-prostituta, in senso stretto o allargato, può essere vista al pari di una "artista" che sfrutta l'amore per la bellezza di un mecenate al fine di avere compensi regali o vita agiata) esattamente come un pittore mette a frutto il dono della sua mano, il poeta quello della sua penna o, più prosaicamente, un professionista o un operaio quello del suo intelletto o delle sue braccia.

Si intuisce come per chi ha scritto il racconto commercio stesso sia lecito e nell'ordine delle cose, e quindi non possa essere condannato né dalla parte di chi vende né da quella di chi compra. Al massimo si danno giudizi di valore soggettivi riguardo alle qualità intellettuali e fisiche degli uomini, alla loro credulità e alla loro illusione di amore o di potere, mentre sono invece i predati della catena alimentare.

Non siamo noi a scegliere cosa soddisfare: noi scegliamo solo i mezzi e i modi.
E' la natura stessa che ci indica cosa ci piace, non possiamo farci piacere qualcosa ad arbitrio, almeno nei bisogni naturali.
non possiamo essere appagati se non soddisfiamo la brama di bellezza e di piacere che la natura stessa ci inculca nei petti.

Perché un uomo si avvicina ad una donna (attraente)? Non intendo per l'amicizia, la quale è invero rara, se sincera, ed è propria dell'uomo (in natura non esiste), ma per quanto si dice "amore"? Perchè lo ritiene giusto? Perché esegue un calcolo o una dimostrazione che a ciò lo convincono? Perché la società glie lo insegna? Perché lo ritiene moralmente accettabile o positivo? NO! perché la natura lo spinge a ciò, come spinge le fiere ad inseguire la femmina nei boschi, come muove le stelle scorrenti del cielo e dà vita alle distese luminose del mare e alle terre che producono frutti! Come narra il De rerum natura di Lucrezio.

Se così non fosse, e si fosse spinti da mero edonismo o necessità estetico-intellettuale, si sceglierebbe di mirare la Venere di Milo o le Tre Grazie del Canova piuttosto che attaccar discorso con certe donzelle (dal comportamento magari intriso di stronzaggine e di vanagloria) solo perché sono le uniche creature viventi, nel raggio di qualche miglio, in grado di assomigliare a qualcosa in grado di suscitare un minimo palpito di desiderio.
Spesso converrebbe anche all'uomo poter scegliere di non desiderare (quante sofferenze e quante spese eviterebbe!) carnalmente e il fatto che non possa significa che non è lui a decidere (così come, ad onta del vanto femminile, non è nemmeno emancipazione dalla natura o merito intellettivo della donna la sua "razionalità erotico- sentimentale", ma meramente un'espressione raffinata del suo istinto sessuale, il quale non è desiderare ma farsi desiderare, e poi selezionare l'eccellenza). Si possono inibire le pulsioni, non cambiarle né annullarle.

Non è inoltre saggio intraprendere la via dell'ascesi (i desideri naturali non appagati, tramite i ben noti meccanismi della psicoanalisi, divengono necessariamente altrettante forme di ossessione, e nell'ossessione non c'è libertà) come non sarebbe saggio curare la fame con il digiuno (non si può pretendere di combattere la natura negando i suoi istinti e reprimendo le sue pulsioni, poiché in questo vincerebbe sempre, e il tentativo servirebbe solo ad accrescere l'infelicità e a creare ossessioni e sensi di colpa utili invece a chi li può sfruttare, come la casta sacerdotale in passato).

Saggio non negare di avere dei bisogni naturali o ignorarne il soddisfacimento limitando la propria volontà (altrimenti sarebbero saggi i seguaci dell'endura)
bensì appagarli se possibile nel modo più nobile, raffinato e gaudente
senza lasciarsi guidare, attraverso di essi, dal genio della specie (che ha interessi diversi, coincidenti con quelli della natura e non con quelli dell'individuo
o peggio (attraverso l'insoddisfazione di essi e il miraggio di ottenerli) da altre volontà.

Ciò è massimamente raggiungibile nel meretricio dove non si dipende come nell'amor naturale dal capriccio delle femmine "oneste"
ma soltanto da un accordo razionale con una professionista
la quale recita il nostro sogno estetico per una notte.

Se poi si pensa di poter proseguire la scena anche fuori da teatro (ciò cui la meretrice naturalmente ci induce per spennarci) si cade in errore e lo sbranamento è tanto inevitabile quanto meritato per la mancanza di giudizio nel distinguere l'elisir d'amore dalla realtà effettuale.

SULLE DIFFERENZE FORMALI FRA I DUE RACCONTI
LA STORIA DI IRINA
LA FORMA MELODICA


Per gli Antichi Greci le Muse erano figlie di Mnemosyne, e dunque legate alla memoria, alla funzione di conservare il ricordo, preservandolo dalla furia del tempo e dalla morte.

L'uomo, per cause biologiche, ricorda molto di quello che vede, abbastanza di quello che sente e poco di quello che legge. Quello che sente ha inoltre maggior probabilità di essere ricordato se è legato da un'armonia musicale. Per questo fin dai tempi antichi i veri grandi poeti si sono curati di rendere i propri versi densi di immagini e risuonanti di melodie e di ritmi. Tanto è vero ciò, che la definizione di poesia, cui riferirsi in un periodo di crisi come quello attuale potrebbe essere: "creazione di suoni e immagini attraverso l'arte del dire".
Persino gli dèi erano asserviti alla melodia e incantati dalla bellezza delle immagini. Chi da loro doveva ottenere qualcosa doveva dunque eccellere in quell'arte.
Le prime forme di Poesia avevano dunque una funzione meramente pratica, legata anche alla religione.
E' una delle poche cose in cui (poverini) hanno ragione gli utilitaristi. La poesie non è l'emblema dell'inutilità (la divina inutilità dell'arte che distinguerebbe l'uomo dall'animale) né nasce come funzione di omaggio o di sudditanza a un'entità superiore. Ha in sé invece l'utile e la volontà di potenza. La poesia, il canto e la metrica nascono proprio per incatenare gli dei e far compiere loro la volontà degli uomini. Il poeta incanta gli dèi come Orfeo incantava gli animali e, come il personaggio del mito, piega anche il volere divino. Perché la musica e le parole melodiche sono ritmo e il ritmo è come una catena: impone di seguirlo.
Questa è la nascita della poesia.

Anche ai giorni nostri, del resto, siamo soliti associare naturalmente il ricordo dei momenti importanti della nostra vita sentimentale a una musica, ad un canto, ad un'immagine o ad un suono.

Lo stesso schema formale è seguito dal racconto di Irina, nel quale la narrazione è inframmezzata dalle frasi ch'ella diceva ai clienti, poste dall'autrice come una melodia che accompagna la storia.
Lo schema è assai noti in poesia, da Catullo al Pascoli, ma reinterpretato nella prosa è in grado di dare un ritmo "musicale" alla narrazione, dal significato molto profondo. Da un lato si accosta al tema delle ripetitività delle invenzioni di Irina e dell'ingenuità dei clienti che vi credevano, dall'altro eleva, tramite la "catena chiusa" del ritmo, il messaggio della storia a quello stesso grado di "necessità" e di "universalità" che abbiamo notato nella Ringkomposition della storia di Olga.

La "melodia che incatena" (persino gli dèi) restituisce fin ad un livello inconscio l'idea del fascino incantatore che s'emana dalla figura eterea d'Irina, da cui nessun uomo che ami la bellezza può fuggire.

"Ché qualunche nel mondo è più orgoglioso,
È da Amor vinto, al tutto subiugato;
Né forte braccio, né ardire animoso,
Né scudo o maglia, né brando affilato,
Né altra possanza può mai far diffesa,
Che al fin non sia da Amor battuta e presa." (M.M.Boiardo "Orlando Innamorato")



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